she's analog | no longer, not yet @ ondarock (it)

di Gianfranco Marmoro

In un panorama italiano che nel 2025 ha regalato più di una sorpresa (Laura Agnusdei, Glazyhaze, Andrea Laszlo De Simone) e pregevoli conferme (Lucio Corsi, Carmen Consoli), il trio degli She’s Analog rappresenta un’ulteriore momento di rilievo della scena musicale nostrana.
Non è tanto per l’ambito stilistico entro il quale si muove il secondo album della band italiana - jazz e rock sperimentale - quanto per l’attitudine da remake-remodel che anima i tre musicisti – Stefano Calderano (chitarra, percussioni), Luca Sguera (piano, Prophet, percussioni) e Giovanni Iacovella (batteria, elettronica) – sempre attenti nel cogliere elementi armonici e dissonanze capaci di tratteggiare una musica ai confini del post-rock e dell'avant-jazz.

“No Longer, Not Yet” è un album che cattura l’ascoltatore con costruzioni ritmiche frammentarie e vigorosamente organiche. Brani come “Danse Macabre” e “Slow Kick” sono frutto di un dialogo a più voci dove ogni strumento diventa protagonista. Le intense e vellutate strutture di percussioni e batteria del trio creano un terreno perfetto per incursioni preziose di chitarra e strumenti elettronici che ne scombinano la naturale evoluzione, fino a creare paesaggi sonori di aulica bellezza, che trovano nella lunga odissea di “Blu” il loro apice narrativo, con un flebile, minimale groove ritmico che, senza mai implodere, offre spazio e respiro a splendide elaborazioni sonore.
I cinque anni trascorsi dall’esordio “What I Bring, What I Leave” hanno permesso agli She’s Analog di perfezionare quel meccanismo di sottrazione e dissolvenza che ne esalta autenticità e originalità, ponendo sullo stesso piano ricerca concettuale e spessore emotivo.

“No Longer, Not Yet” è l’elogio della fragilità dell’uomo contemporaneo, una perfetta colonna sonora per questi tempi di transizione, ma non cercate risposte o superflue divagazioni: anche quando la musica appare leggermente più impetuosa (“Tangled”), la band resta fedele a un’algida e ponderata visione avant-rock-jazz, rendendo l’ascolto dell’album un’esperienza gratificante.

Seb Brun