Piante senza radici né foglie: le suggestioni dissonanti e organiche del nuovo album di Tatiana Paris nascono dalla natura cangiante di alghe, funghi, licheni, corpi vegetali privi di tessuti vascolari complessi, simbolo di una natura che invita alla rinascita e alla giovinezza.
A comporre "Thalle" sono nove frammenti sonori che, come materia osservata al microscopio, svelano una natura ricca e articolata, spesso imprevedibile, come il cantato delicato e la melodia fluente e diafana di “Canine”. A tratti la musica diventa solenne, soprattutto quando l’organo di Rachel Langlais fa da collante all’equilibrio elettroacustico a base di field recording, synth modulari, drone music, nastri registrati e oggetti casuali: di tanta maestria e ingegno si nutrono i due capitoli drone ambient che prendono nome dal titolo dell’album, “Thalle I” e “Thalle II”.
Il caos appena percettibile e la frammentazione discorsiva di “Salluit” e l’apparente contrasto armonico di “Avril” sono due facce della stessa medaglia, un miscuglio di sperimentazione e consapevolezza tecnica che anima tutta l’opera di Tatiana Paris e che in “Thalle” trova terreno fertile per una sintesi ammirevole.
Sulle orme di artisti come Ellen Arkbro, l’artista francese esplora le grazie della musica con una tecnica esplorativa affine alla geologia e la paleontologia e il risultato è naturalmente affascinante.