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Tatiana Paris – Thalle (Carton Records, 2025)
21 Maggio 2026
3–5 minuti
R E C E N S I O N E
Recensione di Luca Onyricon Giglio
Di ritorno dopo il suo esordio Gibbon del 2022, Tatiana Paris pubblica per la francese Carton Record il suo secondo lavoro Thalle e non presenta un disco, bensì una sorta di organismo vivente. Un organismo che tramite una fotosintesi mirata ci nutre liberando nell’aria architetture nebulose, sulle quali la musicista interviene. Piante senza radici né foglie, suggestioni dissonanti e organiche prendono vita dalla natura come corpi vegetali privi di tessuti vascolari complessi.
Alla vista di questa copertina, con reminiscenze a “Still Life” dei Van Der Graaf Generator, è il tallo a fungere da illustrazione, e in definitiva evoca la musica suonata da quest’artista, un album di dieci composizioni, intitolate senza lettere maiuscole, che si dispiegano senza soluzione di continuità in 45 minuti.
Un viaggio sorprendente, a tratti selvaggio, in cui Tatiana suona la chitarra preparata, accompagnata da sintetizzatori modulari, oggetti, un vecchio “acousmonium hertziano” (un vecchio flauto dolce), un organo e, occasionalmente, una voce eterea con autotune. Questa musica cinematografica sembra muoversi, fondersi con l’ambiente sottomarino. Si immaginano le piante ondeggiare al ritmo di una corrente liquida.
A comporre Thalle sono nove frammenti sonori che, analizzati al microscopio, svelano una struttura complessa e imprevedibile, il suo incedere oscilla fra strumentali cheti ed arrangiamenti acustico-rumoristi. Ricorda vagamente quell’onda magica e acustica che spesso accompagnava le uscite Tomlab, una sensibilità che di questi tempi si vede rifiorire anche nelle produzioni di aus e di Flau Records ad esempio, anche se qui, tramite il cantato, l’approccio vira in direzione di qualcosa di più intimo ed orecchiabile. I brani sembrano formarsi per genesi biologica, quasi come il corallo in copertina, molecola dopo molecola in forme e colori delicati. La chitarra boccheggia fra un respiro e l’altro, placida, a dare grumi di suono che a tratti potrebbero ricordare la magia dei Gastr Del Sol in trasparenza, quasi come se invece di spartiti Tatiana suonasse direttamente degli erbari, dando il via a piccoli caos appena percettibili, come minute forme di vita sotto il vetrino di un microscopio. A tratti la musica diventa solenne, soprattutto quando l’organo di Rachel Langlais fa da collante all’equilibrio elettroacustico a base di field recording, synth modulari, drone music, nastri registrati e oggetti casuali che producono suoni concreti.
Di tanta maestria e ingegno si nutrono i due capitoli drone ambient che prendono nome dal titolo dell’album, thalle I e thalle II, dove la magia si fa ieratica e immobile, quasi ci costringesse a cercarne una presenza con lo sguardo oltre che con l’udito. Il ritorno della voce nella conclusiva salluit e l’apparente contrasto armonico di avril sono due facce della stessa medaglia (tutti gli interventi vocali sono tratti da poemi di Pierrick Pagé, Joséphine Bacon e Marie Andrée Gill), un commiato crepitante e misterioso, un breve attimo di crescita e di luce condivisa fra esseri in continua evoluzione e cambiamento, un miscuglio di sperimentazione e consapevolezza tecnica che anima tutta l’opera di Tatiana Paris e che in Thalle trova la summa per una sintesi sottrattiva ammirevole.
Carton Records ha il potere di attrarci con l’ignoto, attraverso il prisma di audaci avventure musicali. Ad ogni uscita, ci ritroviamo talvolta immersi nel mondo minerale o travolti dai meandri di qualcosa di più organico. Con Thalle si raggiunge una sorta di apogeo, un’opera unica e immutabile, capace di trascinarci in un disagio sensuale sonoro (intro) che funge sia da esca sia, soprattutto, da processione verso un altare ricoperto da questo tallo, che si dispiega con un distacco quasi soprannaturale. Abbondante e pervasiva, la musica traccia un percorso di eccellenza, liberandosi dai sentieri battuti per trasmettere al meglio ciò che l’evanescenza può produrre quando non è la radice della futilità.
Thalle è la perfetta traduzione musicale della parola emozione, una ballata senza tempo, un tuffo in ciò che non possiamo immaginare, una frontiera che risponde alla possibilità che l’infinito possa avere una fine. Tra paesaggi sonori e rumori maestosi che offrono evasione, Thalle è un volo commovente, quasi mistico, eppure saldamente radicato alla terra, con radici che si protendono verso il cielo vaporizzandosi in una bellezza straordinaria.