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she's analog | no longer, not yet @ late review (us)

She's Analog

March 3, 2026

No Longer, Not Yet

Carton, 2025

9/10

Listen to No Longer, Not Yet

This sophomore album from Italy’s She’s Analog treats us to 6 tracks of creative and improvised jazz sounds from 3 very exploratory minds.

“Tingle” starts the adventure with close attention to mood, as Giovanni Iacovella’s frisky drums and Stefano Calderano’s radiant guitar are used strategically, and “Narrow Pass” follows with waves of beauty thanks to the warm guitar, light drums and dreamy backdrop.

“Danse Macabre” and “Slow, Kick” land in the middle. The former carries an atypical rhythm that’s pretty and cinematic, while the latter benefits from Luca Sguera’s unpredictable keys that help cultivate a mood of mystery.

“Blu” exits, and it’s 18+ minutes of percussively strong bouts, light guitar, ethereal ebbs and a rare intimacy that’s reflective and sonically chilling.

Somewhere between jazz, post-rock, minimalism and electronica, every moment here is of intrigue and fascination.

Travels well with: Parquet- Sparkles & Mud; No Tongues- Ici

she's analog | danse macabre @ un canon sur le zinc (fr)

CURIOSITE SONORE « Submersible »

Rencontre croisée avec Nathalie ONG & Sébastien BERANGER qui nous présentent leur création sonore intitulée « Submersible » qui explore le monde sous-marin. Une performance électroacoustique live qui mêle art acousmatique et création radiophonique.

Playlist musicale dans l’ordre chronologique :

  1. SHE’S ANALOG « Danse Macabre », générique [No Longer, Not Yet – Carton Records, Torto Editions – 2025]

  2. SINKS « Ageing » [Ageing – Korobushka Records – 2025]

  3. MIKE MAJKOWSKI « Part I », fond sonore [Tide – Room40 – 2025]

  4. DJ HARAM « Fishnets » [Beside Myself – Hyperdub – 2025]

  5. LANKUM « Ghost Town » [Ghost Town – Rough Trade – 2025]

  6. NATHALIE ONG & SEBASTIEN BERANGER « Submersible » [Submersible – 3f – 2025]

  7. LAWRENCE ENGLISH, STEPHEN VITIELLO & BRENDAN CANTY « With Brendan » [Trinity – American Dreams – 2025]

  8. BORJA FLAMES « Negro Negro » [Nuevo Medievo – Les disques du Festival Permanent, Murailles Music – 2022]

  9. BASEL ABBAS & RUANNE ABOU-RAHME « Where have our beloved ones gone » [Only Sounds That Tremble Through Us –  Bilna’es – 2025]

she's analog | no longer, not yet @ ondarock (it)

di Gianfranco Marmoro

In un panorama italiano che nel 2025 ha regalato più di una sorpresa (Laura Agnusdei, Glazyhaze, Andrea Laszlo De Simone) e pregevoli conferme (Lucio Corsi, Carmen Consoli), il trio degli She’s Analog rappresenta un’ulteriore momento di rilievo della scena musicale nostrana.
Non è tanto per l’ambito stilistico entro il quale si muove il secondo album della band italiana - jazz e rock sperimentale - quanto per l’attitudine da remake-remodel che anima i tre musicisti – Stefano Calderano (chitarra, percussioni), Luca Sguera (piano, Prophet, percussioni) e Giovanni Iacovella (batteria, elettronica) – sempre attenti nel cogliere elementi armonici e dissonanze capaci di tratteggiare una musica ai confini del post-rock e dell'avant-jazz.

“No Longer, Not Yet” è un album che cattura l’ascoltatore con costruzioni ritmiche frammentarie e vigorosamente organiche. Brani come “Danse Macabre” e “Slow Kick” sono frutto di un dialogo a più voci dove ogni strumento diventa protagonista. Le intense e vellutate strutture di percussioni e batteria del trio creano un terreno perfetto per incursioni preziose di chitarra e strumenti elettronici che ne scombinano la naturale evoluzione, fino a creare paesaggi sonori di aulica bellezza, che trovano nella lunga odissea di “Blu” il loro apice narrativo, con un flebile, minimale groove ritmico che, senza mai implodere, offre spazio e respiro a splendide elaborazioni sonore.
I cinque anni trascorsi dall’esordio “What I Bring, What I Leave” hanno permesso agli She’s Analog di perfezionare quel meccanismo di sottrazione e dissolvenza che ne esalta autenticità e originalità, ponendo sullo stesso piano ricerca concettuale e spessore emotivo.

“No Longer, Not Yet” è l’elogio della fragilità dell’uomo contemporaneo, una perfetta colonna sonora per questi tempi di transizione, ma non cercate risposte o superflue divagazioni: anche quando la musica appare leggermente più impetuosa (“Tangled”), la band resta fedele a un’algida e ponderata visione avant-rock-jazz, rendendo l’ascolto dell’album un’esperienza gratificante.

she's analog | no longer, not yet @ skug (at)

Zwischengestreut als Überbrückung eine Vorhut auf Sounds die nach der Atlantikquerung warten. Am Brückenkopf Italien befindet sich das Trio She’s Analog mit »No Longer, Not Yet« (Carton Records/Torto Editions) quasi in einer Transitzone. Die Raffinesse des Klangs ergibt sich hier teils auch aus überbordenden Schichtungen, doch münden Tapes und Field Recordings in einen Kompositionskreislauf. Insbesondere ist das 18-minütige »Blu« Soundcollage und mäanderndes Improv-Stück zugleich, mit einem zwischendurch sich prächtig herausschälendem Mellotron.

she's analog | danse macabre @ fbi radio (au)

Utility Fog with Peter Hollo - Best of 2025 Part 2!
Full text summary to come. Part 2 of Utility Fog's Best of 2025 features the stuff that's neither vocal-driven (songs, raps) or beats-driven. Next week's Part 3 will be a 2hr DJ mix.

Utility Fog teeters on the cusp between acoustic and electronic, organic and digital. Constantly changing and rearranging, this aural cloud of nanotech consumes genres and spits them out in new forms.

Peter Hollo curates each episode around a narrative of genre-plasticity, deep-diving into artist histories, side projects and influences. Challenging sounds are contextualised within musical movements, surprising connections are uncovered, unfairly overlooked works are revisited.

Come on a journey through music in all its ugly beauty.

she's analog | no longer not yet @ 10 best albums 2025, Il Giornale della Musica (it)

She’s Analog, No Longer, Not Yet (Carton Records/Torto Editions)

L’ipermodernità in perenne fibrillazione degli She’s Analog è un sogno glitch dove convergono droghe, visioni e istanze diverse: il torpore catatonico dello slow core e del post rock, le forme a un passo dal collasso di Storm & Stress, palazzi elettronici vista Tortoise e/o Radian, il free come postura e pronuncia, il glitch, l’ambient e tanto, tanto altro.

Una delle più stimolanti formazioni italiane, a cavallo tra pulsioni digitali, frammentazioni avant e un hyper rock aperto davvero a ogni stimolo.

she's analog | no longer, not yet | album review @ giornale della musica (it)

Questo potrebbe essere il disco più "difficile" di questa rassegna; di sicuro è quello più coraggioso e meno allineato, e in verità un ascolto obbligato per chiunque ami sonorità originali e di ricerca. Il terzetto romano dei She’s Analog, che debuttarono nel 2020, spinge la propria ricerca su territori che superano nettamente i confini di una formazione con chitarra, tastiere e batteria; qui si usano field recordings, elettronica glitch e altre sonorità inusuali.

L’esito è un amalgama di post rock, ambient jazz e dubstep futurista che fa pensare a un incrocio impossibile tra Necks, Burial e Global Communication, e che si esprime al meglio su pezzi dilatati a oltranza come “blu”, 18 minuti a occupare un’intera faccia del vinile, come accadeva nei dischi di prog anni Settanta; ma qui non c’è traccia di ridondanze o virtuosismi fini a se stessi, solo musica totalmente libera e fuori da ogni categoria.

she's analog | no longer, not yet @ rockshock (it)

A cinque anni di distanza dal loro esordio discografico, i She’s Analog tornano con No longer, not yet, un secondo capitolo che conferma la maturità artistica di questo trio italiano fra i più interessanti nel panorama della musica sperimentale contemporanea.

Stefano Calderano (chitarra, percussioni), Luca Sguera (piano, Prophet, percussioni) e Giovanni Iacovella (batteria, elettronica dal vivo) hanno affinato ulteriormente quella ricerca sonora che li aveva resi protagonisti già con What I Bring, What I Leave del 2020. Il loro approccio musicale si basa su una prassi compositiva per sottrazione, dove ogni elemento superfluo viene eliminato per lasciare spazio all’essenziale: l’interazione spontanea tra i tre strumentisti.

No longer, not yet si presenta come un “film istantaneo” di quaranta minuti che tenta di cristallizzare il movimento nella sua forma più pura. Il titolo stesso evoca quello spazio liminare in cui la musica prende forma, sospesa tra il distacco da ciò che si lascia e l’apertura verso l’ignoto.

Il disco si apre con Tingle, forse il pezzo più difficile dell’album, dove le note sembrano galleggiare in una rete vibrante che tiene insieme jazz sperimentale e le intuizioni più raffinate del movimento chiamato oltreoceano “post-rock”. La produzione, curata da Luca Tacconi ai Sotto Il Mare Recording Studios, restituisce una spazialità che amplifica ogni dettaglio timbrico senza mai risultare invadente.

Narrow pass dimostra come il trio abbia imparato l’arte della sintesi: in appena due minuti riesce a trasportarci in paesaggi sonori invernali e aspri, mantenendo però quella tensione narrativa che caratterizza il loro cinema dell’orecchio.

Il brano centrale Danse macabre rappresenta forse il momento di maggiore intensità dell’intero lavoro. Qui Calderano sembra letteralmente sciogliere le corde della sua chitarra mentre attorno si costruisce un reticolo scarno e segmentato di suoni elettronici, batteria frantumata e pianoforte preparato. La sensazione è quella di una ragnatela sonora che si contrae e si espande secondo logiche proprie, in perfetta sintonia con l’estetica del collage che ha guidato la composizione dell’album.

Slow, kick introduce invece una dimensione più orizzontale, dove i suoni crescono come piccole eruzioni vulcaniche. I field recordings infantili e giocosi che popolano la traccia creano un contrasto straniante con la base ritmica dilatata, dimostrando come il trio abbia assimilato la lezione dei maestri dell’ambient senza perdere mai la propria identità.

L’ascoltatore più navigato potrà riconoscere echi dei Storm & Stress nella frammentazione ritmica, l’approccio timbrico della etichetta norvegese Hubro, e perfino suggestioni del Paul Bley più visionario. Ma il combo She’s Analog non si limita alla citazione: la loro musica dialoga con Jeff Mills, flirta con i Battles e ricorda i Supersilent nei momenti di maggiore astrazione.

La capacità di sintesi del trio emerge anche dall’uso sapiente dell’elettronica. Iacovella non si limita a suonare la batteria: i suoi live electronics fungono da vero e proprio collante architettonico, mentre Sguera alterna il pianoforte acustico alle texture sintetiche del Prophet con una naturalezza disarmante.

Il disco raggiunge il suo apice con blu, il brano che occupa l’intero secondo lato del vinile. Qui tutte le istanze estetiche del trio convergono in una narrazione frastagliata ma profondamente coerente. È il momento in cui gli She’s Analog dimostrano di aver trovato la quadra tra ricerca formale e comunicabilità, tra complessità strutturale e impatto emotivo.

No longer, not yet non è un album che si svela immediatamente. Richiede tempo, attenzione, la disponibilità a farsi guidare in territori sonori non sempre familiari. Ma è proprio questa sua natura sfuggente a renderlo prezioso: ogni ascolto rivela dettagli precedentemente nascosti, connessioni inedite tra i brani, sfumature timbriche che arricchiscono l’esperienza complessiva.

Il masterizzazione di Rashad Becker (veterano di artisti come Tim Hecker e Ben Frost) restituisce un suono cristallino che valorizza tanto i momenti più rarefatti quanto le esplosioni di intensità, mentre l’artwork minimale della band stessa rispecchia perfettamente l’estetica del progetto.

Con No longer, not yet, She’s Analog conferma di essere una delle realtà più stimolanti del panorama italiano ed europeo. Il loro jazz sperimentale contamina e si lascia contaminare, creando un linguaggio personale che parla tanto agli appassionati di improvvisazione radicale quanto a chi cerca nuove forme di narrazione sonora.

Un disco che merita tempo e attenzione, ricompensando l’ascoltatore paziente con un’esperienza sonora unica e profondamente coinvolgente.

she's analog | no longer, not yet @ son of marketing (uk)

Italian experimental trio She’s Analog returns with their sophomore album, No Longer, Not Yet, a joint release from Carton Records and Torto Editions. According to the press release, It is an “instant film” that pretentiously tries to stop movement. The title refers to a zone of transit, in which everything unfolds and blooms. This space isn’t interpreted as exclusively musical; instead it represents that liminal space in which we move and create, both detaching from what we leave behind, and being open to what could happen in the future.

The sounds and music contained in these 40 minutes, embody the relentless and vital movement that feeds the band’s energy: tapes and field recordings give a perception of life flowing (“slow, kick”), as so do the sounds that transition from one piece to another (“tangled”). Together with echoes of lyrical and dramatic melodies (“narrow pass”), all these elements convey a sense of instability, as if everything could suddenly collapse, stand still, or possibly move forward.

The whole record was conceived through a meticulous work of juxtaposition and sound collage, which has strongly influenced (and reversed) the band’s compositional practice. This technique fostered an open dialog between the sonic worlds mentioned above, resulting in a broader compositional form, where sonic materials exist even after they occur, like an invisible wire tying all these elements together.

she's analog | no longer, not yet @ paranoid park (it)

C’è una transizione continua, un moto perpetuo che, con la naturalezza di un respiro primordiale, distrugge, incessantemente, ciò che è stato, per generare nuove idee, nuovi concetti, nuove costellazioni, nuovi linguaggi e forme di vita ancora sconosciute. È un’onda che non si arresta, una corrente di energia che scardina e rifonda, e lo fa senza mai voltarsi indietro. Non siamo il centro di nulla. Né dell’universo né della nostra galassia. Ruotiamo attorno ad una stella ordinaria, sperduti ai margini di una spirale di polveri e di gas che, da miliardi di anni, crea ed annienta senza chiedere alcun permesso o consenso. Eppure, in questo margine remoto, qualcosa di straordinario accade, perché, anche in noi, risuona ancora l’eco di quelle esplosioni lontane, di quelle collisioni cosmiche, di quei cicli millenari di morte e di rinascita che hanno disseminato l’universo di materia, di luce, di suono, di pensiero.

Siamo il prodotto di quelle infinite implosioni ed esplosioni, siamo polvere di stelle che ha imparato ad interrogarsi, ad amare, a generare rapporti e relazioni fragili ed intensissime che tessono la trama invisibile delle nostre infinitesime giornate. Questo viaggio, di cui siamo solamente minuscoli granelli, sospesi in un cosmo che non ha centro, né scopo conosciuto, viene impresso, in forma sonora, dal trio italiano She’s Analog. Il loro è un linguaggio senza alcuna gravità, fatto di divagazioni avanguardiste ed improvvise fughe sperimentali in territori misteriosi ed inesplorati. Improvvisazioni che sembrano nascere da urgenze interiori che si intrecciano a frammenti più introspettivi e meditativi, come se ogni nota, se ogni variazione ritmica, se ogni cambio di registro fosse il risultato di uno scontro tra meteoriti nel silenzio abissale del cosmo.

C’è una tensione costante tra costruzione e dissoluzione, tra mondi che vengono edificati e subito demoliti, affinché altri mondi possano germogliare e fiorire tra le pieghe di un jazz che diventa via via onirico, post-rock, elettronico, ancestrale. È una narrazione sonora che respira, pulsa, implode e si rigenera come una stella morente che, nel collassare, dona la vita a nuovi sistemi stellari. Gli She’s Analog scardinano ogni costrutto — a cominciare dalla forma canzone, troppo spesso rifugio comodo e rassicurante per ascolti ordinari — e ci invita a perderci, nonché a deragliare da ogni cammino predefinito, ad immaginare nuove forme di appagamento, di comprensione, di felicità. Forse, ci sussurrano questi suoni astrali, il nostro scopo non è trovare un centro o una destinazione finale, ma, semplicemente, conoscere, comprendere ed esplorare senza fine questa deriva di galassie. Abitare il possibile. Diventare, per un breve istante, l’universo che si osserva.

she's analog | no longer, not yet @ jazz fun (de)

„No longer, not yet“, das zweite Album der italienischen Band „She’s Analog“, ist ein „Sofortbild“, das den Anspruch erhebt, Bewegung anzuhalten. Der Albumtitel bezieht sich auf eine Zone des Übergangs, in der sich alles entfaltet und erblüht. Dieser Raum wird nicht ausschließlich musikalisch interpretiert, sondern steht für den liminalen Raum, in dem wir uns bewegen und gestalten, uns von dem lösen, was wir hinter uns lassen, und offen sind für das, was in der Zukunft passieren könnte.

Die Klänge und die Musik dieser 40 Minuten verkörpern die unerbittliche und vitale Bewegung, die die Energie dieser Band nährt. Tonbänder und Feldaufnahmen vermitteln ein Gefühl des Lebensflusses („Slow Kick“), ebenso wie die Klänge, die von einem Stück zum nächsten übergehen („Tangled“). Zusammen mit den Echos lyrischer und dramatischer Melodien („Narrow Pass“) vermitteln all diese Elemente ein Gefühl der Instabilität, als könnte alles plötzlich zusammenbrechen, stillstehen oder sich weiterbewegen.

Das gesamte Album entstand durch eine akribische Arbeit der Gegenüberstellung und Klangcollage, welche die Kompositionspraxis maßgeblich beeinflusst hat (und umgekehrt). Diese Technik förderte einen offenen Dialog zwischen den oben erwähnten Klangwelten. So entstand eine breitere Kompositionsform, in der Klangmaterialien auch nach ihrem Auftritt weiter existieren – wie ein unsichtbarer Faden, der alle diese Elemente miteinander verbindet.

Das 18-minütige Stück „Blu“, das die gesamte B-Seite der Platte einnimmt, ist das perfekte Beispiel für diese Bewegung und ihre Transformation: Eine hartnäckige perkussive Grundlage bildet den Untergrund, auf dem Klangereignisse auftreten, die sich im Laufe der Zeit wiederholen und langsam zu einer völlig anderen Szene mutieren. In dieser Szene erwacht das Mellotron allmählich, hält alles in Schach und weckt Erwartungen. Die Rückkehr der ursprünglichen Elemente, wie Gitarre und Percussion, vermittelt den Eindruck einer kreisförmigen Bewegung, die noch nicht an ihren Ausgangspunkt zurückgekehrt ist. Klänge und Klangfarben sind nun verstreute Bruchstücke dessen, was übrig geblieben ist, und fühlen sich wiederum wie ein neuer Ausgangspunkt an.

So entsteht ein Werk, das die gemeinsame Reise dieser Band repräsentiert, eine Geschichte darüber, wie sie zusammengewachsen ist und immer nach dem „gewissen Etwas“ gesucht hat, das so schwer in Worte zu fassen ist. Das gegenseitige Zuhören und Kommunizieren hat uns glauben lassen, dass alles, was wir für möglich halten, tatsächlich geschehen kann innerhalb dieser unglaublich schönen und herausfordernden Erfahrung, die wir gemeinsam teilen.

she's analog | no longer, not yet @ rocking (gr)

Μια κιθάρα, ένα πιάνο, ένα σετ τύμπανα. Είναι απίστευτο πόσα διαφορετικά πράγματα μπορεί να γεννήσει αυτό το τρίο από την Ρώμη με αυτό το ταπεινό οπλοστάσιο, χωρίς μάλιστα τεχνολογικές υπερβολές. Τα μελωδικά όργανα αλλάζουν συνεχώς ρόλους και ζωγραφίζουν κόσμους νέους σε κάθε στροφή, άλλοτε με free rock, άλλοτε με ambient κι άλλοτε με jazz διαθέσεις. Τα τύμπανα δε - αναρχικά, άχρονα, αδάμαστα - σπρώχνουν το όλο άκουσμα προς το βασίλειο του παραλόγου και δημιουργούν μια ιδιαίτερη κίνηση μέσα στις συνθέσεις. Θεωρώ πως οι She’s Analog σκάρωσαν μία από τις πιο ενδιαφέρουσες σύγχρονες experimental rock δουλειές για την χρονιά ως τώρα, μια δουλειά που τιμά την κληρονομιά των Tortoise και την πάει εκατό χρόνια μπροστά. Ή αλλιώς, αν γουστάρεις μπάντες τύπου Horse Lords και ένα υπόκωφο minimalism κάτω από την μουσική, μην προσπεράσεις. (Α.Κ)

she's analog | no longer, not yet @ à découvrir absolument (fr)

Qu’attendre d’un disque dans lequel semble posté en plein milieu avec une certaine gourmandise, le titre danse macabre en français dans le texte. Oui, je précise en français dans le texte, car She ’s analog est un trio italien qui signe un second album, No Longer, Not Yet, publié conjointement par Carton Records et Torto Editions. Attiré comme une guêpe dans une bouteille d’Evian nouvellement transformée en piège à nuisibles, je me suis plongé dans ce morceau central, Danse Macabre, oubliant de m’imposer plusieurs écoutes d’une traite d’un album qui au demeurant ne comporte que six titres (le dernier Blu, s’étend sur 18 minutes.). Je me suis retrouvé face à un morceau que n’aurait pas renié Tortoise et qui n’a de macabre que l’emprise d’un son qui pourrait s’apparenter à une scie circulaire qui vous poursuivrez telle la boule derrière Indiana Jones, sauf quand dans le blockbuster américain, la boule ne gagne pas, alors que la scie finira par avoir votre peau.

Ayant exorcisé ma soif de saveur morbide il était alors temps de prendre la mesure de No Longer, Not Yet dans son entièreté et d’y trouver une forme de collage perturbant, car sans être bord à bord, arrive à éviter le chevauchement trop voyant, enrichissant les arpèges et autres mélodies proposées en morceaux, sans perdre la saveur de l’ensemble. Jusqu’à Blu ce sont des propositions affirmées, sans une seule parcelle d’incertitude, comme ce Tangled éblouissant dans son cheminement, titre parfaitement introduit par un Slow, Kick qui n’est pas sans nous rappeler que Gastr Del Sol avait dans ces chemins sinueux signés un des plus beaux disques de ces trente dernières années. Arrivera alors Blu, sans frontières, les six titres s’enchaînant naturellement tout en ayant une identité propre. Blu est un titre d’une épaisseur rare, donnant aux percussions le rôle de maître de cérémonie, les guitares se plaisant à proposer des caresses aux atours d’une sieste musicale. Pourtant, d’une longueur conséquente, nous demandons à Blu de s’étendre encore et encore, tant la discussion que nous avons avec lui est forte.

Alors plutôt qu’une marche vers le trepas, No Longer, Not Yet est un objet sonore plein de vie et qui propose à celle-ci d’unir ses fragments aux liaisons infimes, mais fortes.

she's analog | no longer, not yet @ mescalina (it)

No Longer, Not Yet, il secondo album del gruppo italiano She's Analog, è un “film istantaneo” che cerca pretenziosamente di fermare il movimento. Il titolo si riferisce a una zona di transito, in cui tutto si dispiega e fiorisce. Questo spazio non è interpretato come esclusivamente musicale; rappresenta invece quello spazio liminare in cui ci muoviamo e creiamo, sia distaccandoci da ciò che ci lasciamo alle spalle, sia aprendoci a ciò che potrebbe accadere in futuro.

L'intero disco è stato concepito attraverso un meticoloso lavoro di giustapposizione e collage sonoro, che ha fortemente influenzato (e invertito) la pratica compositiva della band. Questa tecnica ha favorito un dialogo aperto tra i mondi sonori sopra citati, dando vita a una forma compositiva più ampia, in cui i materiali sonori esistono anche dopo il loro verificarsi, come un filo invisibile che lega tutti questi elementi.

No Longer, Not Yet è uscito per le etichette Carton Records e Torto Editions.

she's analog | no longer, not yet @ luminous dash (be)

Is het jazz, is het postrock, is het een soundtrack voor een ietwat rommelig aandoende amateurfilm? Het is het Italiaanse combo She’s Analog dat een opvolger klaar heeft voor debuut What I Briung, What I Leave (2020).

Het Romeinse trio, bestaande uit Stefano Calderano (gitaar), Luca Sguera (Fender Rhodes) en Giovanni Iacovella (drums), verbindt een hele theorie aan hun nieuwe plaat. Een beetje zweverig vinden we het allemaal, maar het is uiteindelijk de muziek zelf die telt en die mag er best wezen.

Vol veldopnames, tapes, percussie en ergens uitkomend tussen Tortoise en Brise Glace maakt het trio niet zo voor de hand liggende muziek die ze zelf geschreven vinden voor een instant film. Gewoon ter plekke beelden bedenken bij de meticuleus in elkaar gezette klanken tot ze een bevredigend stuk instrumentale muziek hebben bedacht dat past bij hun filosofie inzake vrije minimalistisch aandoende rock, dat is het opzet.

Probleem is dat de band soms een beetje te ingetogen aan het friemelen en prutsen slaat zodat de impact van het beoogde ietwat verloren gaat. Het is allemaal prima bedacht en gedaan, maar daar houdt het ook mee op.

she's analog | no longer, not yet @ shoot ma again (be)

Le trio expérimental italien SHE'S ANALOG sort aujourd'hui son deuxième album, No Longer, Not Yet, sur les labels Carton Records et Torto Editions. À l'occasion de la sortie de l'album, le groupe publie un clip réalisé par Lisa Consolini pour le single « Danse Macabre ».

No longer, not yet est un « film instantané » qui tente prétentieusement d'arrêter le mouvement. Le titre fait référence à une zone de transit, dans laquelle tout se déroule et s'épanouit. Cet espace n'est pas interprété comme étant exclusivement musical; il représente plutôt cet espace liminal dans lequel nous nous déplaçons et créons, à la fois en nous détachant de ce que nous laissons derrière nous et en nous ouvrant à ce qui pourrait arriver dans le futur.

she's analog | no longer, not yet @ exhimusic (it)

No longer, not yet, il secondo album del gruppo italiano She’s Analog, è un “film istantaneo” che cerca pretenziosamente di fermare il movimento. Il titolo si riferisce a una zona di transito, in cui tutto si dispiega e fiorisce. Questo spazio non è interpretato come esclusivamente musicale; rappresenta invece quello spazio liminare in cui ci muoviamo e creiamo, sia distaccandoci da ciò che ci lasciamo alle spalle, sia aprendoci a ciò che potrebbe accadere in futuro.

Guarda il video esclusivo di DANSE MACABRE:

L’intero disco è stato concepito attraverso un meticoloso lavoro di giustapposizione e collage sonoro, che ha fortemente influenzato (e invertito) la pratica compositiva della band. Questa tecnica ha favorito un dialogo aperto tra i mondi sonori sopra citati, dando vita a una forma compositiva più ampia, in cui i materiali sonori esistono anche dopo il loro verificarsi, come un filo invisibile che lega tutti questi elementi.

she's analog | no longer, not yet @ muzikalia (es)

El trío italiano de música experimental She’s Analog publican su segundo álbum, No Longer, Not Yet, con los sellos Carton Records y Torto Editions. El concepto de su nuevo disco se inspira en las palabras que la fotógrafa y activista Tina Modotti escribió, hace ya casi 100 años, en referencia a su trabajo: «acepto el trágico conflicto entre la vida cambiando continuamente de forma, y a la vez fijándola inmutablemente en el tiempo«. El nuevo disco de los italianos llega con esa misma intención. Según ellos es una especie de «película instantánea» que pretende detener el movimiento. El título, que se puede traducir como «ya no, todavía no», se refiere a esa zona difusa donde ocurre el tránsito entre escenas, donde algo se difumina mientras otra cosa empieza a desplegarse y florecer.

En los 40 minutos que dura el disco, She’s Analog despliegan toda su energía creativa en búsqueda de capturar ese movimiento constante. Para ello usan grabaciones de campo, cintas, procesos de collage y transiciones que acaban creando una sensación de flujo inestable, como si todo estuviese en marcha pero al mismo tiempo al borde del colapso. La pieza que mejor define ese proceso de transformación es «Blu», que con sus 18 minutos ocupa toda la cara B del disco. Una base rítmica persistente simula el movimiento, mientras que las apariciones de otros elementos, alteradas, recuerdan que el ciclo está siempre cerrándose y abriéndose de nuevo.

La idea de ese continuo work in progress es extensible a la trayectoria del grupo italiano, siempre en evolución, disfrutando del desafío, aprendiendo y compartiendo experiencias. El viaje nunca acaba, el punto de llegada es también otro punto de partida.

she's analog | no longer, not yet @ sentire ascoltare (it)

“No longer, not yet”. Il titolo della seconda opera sulla lunga distanza degli She’s Analog descrive perfettamente la musica in perenne mutazione del trio sperimentale. Pubblicato per Carton Records e Torto Editions, il disco si dipana in sei brani (di cui uno, l’ultimo, dalla durata di ben diciotto minuti) in cui la forma canzone viene completamente abbandonata in favore di una digressione free dietro l’altra, ponendosi nell’intercapedine che si trova tra post-rock e post-jazz. Le influenze dichiarate spaziano da Jim O’ Rourke ai Radiohead, e alcuni passaggi potrebbero addirittura ricordare l’approccio alla classica contemporanea del chitarrista Stefano Pilia.

Il suono materico delle composizioni viene sorretto da ritmi scomposti che alternano tra la beatitudine della stasi a frangenti più caotici (Tangled) e pulsanti (Danse Macabre). Le incursioni chitarristiche dal sapore free-jazz si alternano a field recording e momenti più tipicamente cut-up, pratica compositiva che ha rivoluzionato il processo creativo di Stefano Calderano (chitarra), Luca Sguera (piano e synth) e Giovanni Iacovella (batteria ed elettronica).

Il fulcro del disco, però, è la suite (Blu) che occupa l’intero lato B del vinile, una divagazione dalle meditative tinte ambient in cui le texture glitchate si evolvono in una vera e propria ascensione onirica.

Al trio, che ha anche recentemente collaborato con Any Other con lo pseudonimo di A Nice Noise, va riconosciuto il coraggio di chi non ha paura di scardinare ogni formula precostituita per approdare verso l’ignoto. Vale assolutamente la pena imbarcarsi in questo affascinante (e personalissimo) viaggio sonoro.